di Andrea Ghelfi
Tratto da Quaderni della decrescita
Abstract
Un tema cardine dei movimenti contadini e agroecologici contemporanei è quello dell’accesso alla terra. Mondeggi Bene Comune è una esperienza singolare di occupazione, uso civico e riparazione ecologica del territorio. Una esperienza che dura da dieci anni, e nella quale la pratica agroecologica intreccia con forza il tema dei beni comuni emergenti. In questo articolo mi propongo di riattraversare l’esperienza di Mondeggi Bene Comune a partire da una prospettiva specifica: esplorare l’intreccio tra beni comuni e agroecologia nel tentativo di offrire un punto di vista che metta al centro il ruolo delle pratiche quotidiane di rigenerazione materiale nei processi di transizione socio-ecologica dei territori.
Premessa
I movimenti contadini stanno mettendo in luce quanto, nel contesto globale, l’agroecologia e la sperimentazione di sistemi alimentari locali sostenibili siano due assi portanti dei processi di ricontadinizzazione del mondo rurale. Mettendo in atto diverse possibilità di relazioni tra umani, territorio e cibo, i movimenti per la sovranità alimentare e l’agroecologia stanno creando una politica del cibo e dell’agricoltura radicalmente alternative a quelle proposte dall’agribusiness e dalla grande distribuzione organizzata. Permacultura, agricoltura biologica, biodinamica, agricoltura rigenerativa: queste sono alcune delle pratiche che convergono attorno alla necessità di occuparsi della salute del suolo e delle più ampie ecologie in cui coltiviamo il cibo a partire dalla sperimentazione di altre politiche della materia. Altri modi di fare agricoltura e al contempo costruzione di comunità solidali attraverso reti di distribuzione alimentare che coinvolgono e mettono assieme produttori e co-produttori, contesti urbani e rurali. I percorsi di sovranità alimentare comportano la responsabilità dei partecipanti a sostenere le filiere di coltivazione, circolazione e consumo di cibo genuino, il che significa essere coinvolti nei processi di produzione e distribuzione del cibo inventando alternative (comunità di supporto all’agricoltura, modelli di garanzia partecipata, gruppi di acquisto solidale, mercati contadini autogestiti, empori autorganizzati) alle grandi catene di fornitura che dominano il sistema agroalimentare esistente. Un tema cardine dei movimenti contadini e agroecologici contemporanei è quello dell’accesso alla terra, e dunque di una riappropriazione contadina della terra, al fine di trasformare i modi attraverso i quali ci si relaziona al territorio. Una esperienza singolare di riappropriazione della terra e di transizione socio-ecologica dal basso è quella di Mondeggi Bene Comune, Fattoria Senza Padroni. Una esperienza che dura da dieci anni, e nella quale la pratica agroecologica intreccia con forza il tema dei beni comuni emergenti. In questo articolo mi propongo di riattraversare l’esperienza di Mondeggi Bene Comune, anche se in maniera necessariamente parziale ed eccessivamente lineare, a partire da una prospettiva specifica: esplorare l’intreccio tra beni comuni e agroecologia nel tentativo di offrire un punto di vista che metta al centro il ruolo delle pratiche quotidiane di riparazione materiale nei processi di transizione socio-ecologica dei territori.
Dall’abbandono all’occupazione
La fattoria di Mondeggi si trova nel comune di Bagno a Ripoli, a circa dodici chilometri dal centro di Firenze. Si tratta di un complesso di origine medievale, passato negli anni nelle mani di varie famiglie della nobiltà fiorentina che lo utilizzavano come tenuta agricola e riserva di caccia. Negli anni ’60 del secolo scorso, la villa e l’intera fattoria sono state acquistate dalla Provincia di Firenze, diventando proprietà pubblica. Con questo passaggio di proprietà, la fattoria di Mondeggi divenne la sede della società agricola Mondeggi Lappeggi S.r.l., di cui la Provincia di Firenze era l’unico socio, con il 100% del capitale, organizzandosi come un’azienda agricola convenzionale, intensiva, monoculturale e meccanizzata: olivi, vigneti e altre colture come grano e girasole sono stati piantati secondo questa idea di agricoltura. Negli ultimi anni della sua esistenza, l’azienda aveva accumulato un debito di oltre un milione di euro, portando al fallimento della società e alla sua successiva liquidazione nel 2009. Da allora, l’intero complesso è stato progressivamente abbandonato, portando al deterioramento degli edifici e al degrado delle coltivazioni, tra cui vigneti e oliveti. Dal 2011 la tenuta di Mondeggi diviene oggetto di una lotta: l’ente pubblico la vuole vendere a privati per fare cassa e una comunità variegata di cittadini e attivisti inizia una mobilitazione per impedirne la vendita. A partire da giugno del 2014 la mobilitazione fa un passo di qualità: grazie alla pratica dell’occupazione inizia la storia di Mondeggi Bene Comune. Se Mondeggi non si vende è la parola d’ordine che promuove una lotta contro la privatizzazione, la pratica dell’azione diretta è il modo concreto attraverso il quale la mobilitazione fa nascere una nuova istituzione, un contropotere, che dal basso produce dichiarazioni e regolamenti di gestione collettiva del territorio e processi quotidiani di uso civico e collettivo della terra. La lotta per la difesa del pubblico ha fatto germogliare una istituzione del comune. Nel giugno 2014 la tenuta è occupata da un gruppo di attivisti e diventa la più grande occupazione di terra in Italia, quasi 170 ettari. Il processo di appropriazione collettiva, custodia e uso civico delle terre di Mondeggi, chiamato Mondeggi Bene Comune, Fattoria Senza Padroni è l’esperimento più significativo della campagna Terra Bene Comune, promossa nel 2013 dalla rete Genuino Clandestino contro l’alienazione delle terre di proprietà pubblica. Si costituisce un presidio contadino che occupa tre casolari, vive e lavora la terra, produce pane, miele, birra, vino, olio, prodotti fitoterapici (tisane, cosmetici naturali, tinture, ecc.), ortaggi e zafferano. Questi prodotti sono venduti a Mondeggi, nei mercati contadini di Firenze e nei circuiti autorganizzati dei Gruppi di Acquisto Solidale. Una parte significativa dei terreni è a disposizione di chiunque voglia aderire ai progetti MO.T.A. (terreni auto-organizzati Mondeggi) e MO.V.A. (vigneti auto-organizzati Mondeggi): una parte consistente dell’oliveto, del vigneto e gli orti sono suddivisi in parcelle, e distribuiti. Questi progetti di uso civico e di autoproduzione alimentare coinvolgono più di 300 persone garantendo la cura degli olivi, del vigneto e dando vita a una cinquantina di orti.
Il progetto Mondeggi Terreni Autogestiti (MO.T.A.), è stato avviato agli esordi del presidio, nel Novembre 2014. Per questo progetto è stata individuata una parte di oliveta che è stata suddivisa in particelle (composte da circa 30-35 olivi, quota calcolata per garantire l’autosufficienza di olio per un nucleo di circa 3-4 persone), messe a disposizione di chiunque volesse aderire. Chi prende parte al MO.T.A. ha la responsabilità di seguire le operazioni stagionali (potatura, manutenzione e pulizia, raccolta) della propria porzione di territorio e di partecipare ai lavori collettivi. Ogni anno una parte dell’olio di Mondeggi, viene redistribuita tra i vari partecipanti. Così come il MO.T.A., il più giovane progetto MO.V.A. parte dai medesimi principi, solo si occupa della gestione dei vigneti. Anche in questo caso, alla possibilità di prendere in gestione uno o più filari di vigna corrispondono ogni anno delle quote di vino. Questi due progetti hanno reso possibile il recupero di gran parte dell’oliveta e dei vigneti, ed hanno permesso la partecipazione di centinaia di persone alla cura di Mondeggi, allargando le fila della sua comunità emergente. Ogni due anni Mondeggi ospita la Scuola Contadinai, un’iniziativa che si estende per alcuni mesi e mette a disposizione corsi e lezioni su saperi contadini e autoproduzioni alimentari. Tra i corsi offerti, che coinvolgono centinaia di persone ben oltre il territorio regionale, ci sono i laboratori di apicoltura, panificazione a lievitazione naturale, orticoltura organica, olivicoltura, viticoltura biologica ed erboristeria.
Mondeggi bene comune
I beni comuni di Mondeggi sono inseparabili dalla costruzione di un territorio non proprietario e aperto. In questa prospettiva Mondeggi può essere visto come un esperimento di uso civico della terra irriducibile al moderno diritto proprietario incapace di leggere l’uso di un territorio oltre le categorie complementari di proprietà pubblica e privata. Ma i beni comuni sono qualcosa di più. Qui i beni comuni non si riferiscono solo all’invenzione di pratiche di gestione collettiva, all’esercizio della democrazia di base, all’accesso e all’uso comune della terra. Questi sono certamente elementi chiave nella politica di Mondeggi. Fin dal primo momento le persone coinvolte nel progetto hanno iniziato a definire Mondeggi un territorio di beni comuni emergenti, che significa che diverse sfere del comune emergono all’interno di un’attività di commoning che implica una coabitazione quotidiana con altre persone e con gli animali, le piante e il suolo. Non si tratta solo dei commons sociali ma anche dei commons ecologici che emergono dal processo di messa in comune della materia. I commons di Mondeggi sono inseparabili dall’agroecologia, dalla riparazione materiale, da una reinvenzione delle forme di vita rurale, dal desiderio di coltivare una relazione quotidiana con la terra.
Le molteplici temporalità della cura e della riparazione ecologica sono complesse e articolate, e possiamo pensare fino a che punto una monocoltura di vite e un uliveto di diecimila alberi possano adattarsi a una comprensione ecologica dell’agricoltura in cui le reti di biodiversità e commensalità multispecie rendono sostenibile una fattoria. Nella riparazione ecologica raramente si parte da zero. La comunità di Mondeggi sta lottando per ereditare un territorio segnato dall’agricoltura industriale, per prendere parte a un complesso processo di riparazione ecologica: piantando un frutteto, introducendo animali nella fattoria, cambiando le tecniche di potatura e allevamento degli ulivi, favorendo l’aumento della sostanza organica nei suoli, riciclando l’acqua piovana. Il processo di rigenerazione agroecologica di Mondeggiii, tuttora in corso, ci insegna ad imparare ad ereditare ciò che è stato danneggiato, a rimanere in contatto con il problema dei mondi danneggiati e a pensare la riparazione ecologica a partire da pratiche di cura che trasformano i modi di abitare un territorio.
Conversione agroecologica
Una sfida particolarmente complessa per Mondeggi è la conversione di quella che un tempo era un’azienda specializzata e intensiva, in cui terreni e colture erano gestiti con i metodi dell’agricoltura convenzionale, in una fattoria collettiva gestita secondo i principi dell’agroecologia. La gestione agroecologica di una fattoria di duecento ettari, con due monocolture che influenzano in maniera così determinante la sua vocazione, è una impresa complessa. Un approccio agroecologico, infatti, ha ben poco a che vedere con il concetto stesso di monocoltura. Il lavoro della comunità di Mondeggi è stato quello di reimmaginare la fattoria attraverso una visione contadina, basata su un approccio multifunzionale e biodiverso. Tutte le nuove attività avviate con la nascita del presidio contadino sono state pensate in un’ottica agroecologica per arricchire le interconnessioni tra le attività umane e la terra, ad esempio con la nascita di due orti biologici e sinergici dove sono coltivati ortaggi, zafferano, piante officinali ed aromatiche, con il recupero di 15 ettari di campi di seminativi tramite la rotazione di cereali, leguminose e foraggiere, la semina di varietà antiche di frumento e popolazioni evolutive dall’elevata diversità genetica, l’allevamento di animali, l’apicoltura, ed altro ancora.
Per quanto riguarda il recupero della vigna e le olivete la difficoltà più grande è quella di trovarsi di fronte a delle piante allevate per una gestione industriale, pensata per massimizzare la resa e per la meccanizzazione della maggior parte delle operazioni (piante disposte l’una a poca distanza dall’altra, filari poco distanziati, mancanza di previsione di colture consociate per la biodiversità e la difesa simbiotica delle piante). Nei vigneti le piante erano abituate alle integrazioni di nutrienti e fertilizzanti chimici, all’utilizzo di pesticidi di sintesi e di diserbanti per eliminare le infestanti. In questi otto anni sono state curate con le pratiche dell’agricoltura biologica. Questo lavoro si è concentrato soprattutto sul tentativo di restituire fertilità e sostanza organica al suolo, impoverito da anni di pratiche intensive. Per rivitalizzare il terreno viene utilizzata la pratica del sovescio, ovvero la semina di colture quali graminacee, leguminose e crucifere tra i filari, che permettono di migliorare la sostanza organica nel terreno e la porosità del suolo, di tenere sotto controllo le infestanti, e di aumentare la biodiversità vegetale. Ciononostante, le caratteristiche strutturali della monocoltura specializzata rendono le piante più vulnerabili all’attacco di malattie e parassiti e il ricorso ai trattamenti fitosanitari contro le patologie più comuni della vigna sono necessari. L’impiego di prodotti fitosanitari in vigneto (prevalentemente rame e zolfo) è ridotto al minimo necessario, grazie anche alla consociazione con alcune sostanze organiche che permettono ai prodotti fitosanitari di rimanere più a lungo sulle foglie. La vigna sta dando buoni segni di ripresa e la qualità dell’uva è migliorata con gli anni. Questo tipo di gestione richiede un’attenzione costante, l’osservazione continua ed attenta del clima, delle piante, del terreno. La rigenerazione ecologica richiede temporalità lunghe e cura quotidiana, tanto in vigna quanto in oliveta.
Gli olivi di Mondeggi sono alberi giovani, impiantati in gran parte attorno agli anni Ottanta ed allevati con una potatura a monocono che, in controtendenza con la naturale inclinazione dell’olivo, privilegia lo sviluppo verticale della pianta ed è pensata espressamente per la raccolta delle olive con vibratori meccanici del tronco. In questi anni, la maggior parte delle piante sono state riformate con potature a vaso policonico, conciliando l’equilibrio della pianta con la raccolta del frutto. Questa transizione ha dei tempi di ripresa della pianta piuttosto lunghi e ci vogliono anni prima che le piante tornino a produrre. Anche in oliveta, la fertilità del terreno è favorita con diverse tecniche: il sovescio, il pascolo di animali, la trinciatura degli scarti delle potature che ritornano alla terra sotto forma di nutrienti, l’inerbimento per favorire la biodiversità vegetale e il drenaggio delle acque.
Un conflitto politico aperto
La prospettiva della riparazione ecologica ci chiede di prendere le distanze da due tendenze che in vari modi incrociano i dibattiti sul rapporto tra ecologia e società: le profezie della catastrofe e le teleologie della salvezza. Entrambi questi approcci al conflitto ecologico suggeriscono che dovremo abbandonare questo mondo, per ricominciare da zero. Piuttosto che negare il mondo, gli esperimenti di riparazione ecologica ci aiutano a imparare ad ereditare ciò che è stato danneggiato senza negarlo. Il compito delle pratiche di riparazione ecologica è quello di stare dalla parte dei mondi danneggiati, politicizzando il problema.. Rendere viva la politica implica non solo andare oltre il cinismo e la disperazione, ma anche prendere sul serio le problematiche che ci richiedono di pensare e agire assieme, le occasioni concrete che abbiamo difronte, le sfide del fare comune in mondi umani e più che umani.
Il fare comune raduna una comunità attorno a un territorio, e a partire da luglio 2021 l’ente proprietario, che ora si chiama Città Metropolitana di Firenze, abbandona l’ipotesi di vendita della tenuta. La mobilitazione ha vinto, anche se come vedremo, si tratta al momento di una vittoria parziale. Città Metropolitana avvia un progetto di ristrutturazione dell’intera area, via PNRR, e al contempo avvia una negoziazione con la comunità per favorire un processo di legalizzazione dell’esperienza. Al contempo la comunità, dopo più di un anno di discussione collettiva, perde un pezzo di sé: chi non crede che il futuro di Mondeggi possa anche passare per una negoziazione tra comune e pubblico abbandona l’esperienza.
Chi rimane invece rivendica tutto, e si attrezza per dare continuità e durata a questo esperimento in una nuova fase della mobilitazione: rivendica l’occupazione e la distribuzione popolare della terra, il ruolo attivo dell’azione diretta trasformativa nell’impedire la privatizzazione, la gestione comunitaria di quel territorio attraverso le pratiche agro-ecologiche, e si pone l’obiettivo di rendere la tenuta di Mondeggi un bene comune legalmente riconosciuto e giuridicamente riconoscibile. Inoltre, dal 2022 la comunità prepara un contropiano: inizia a costruire, assieme a molte realtà associative del territorio, il progetto Mondeggi2026, che altro non è che un tentativo di rendere Mondeggi un bene comune sempre più popolato da pratiche di innovazione culturale, solidarietà, inclusione sociale, ricerca scientifica, produzione agricola, educazione sportiva e artistica. Al momento la comunità sta mettendo sul tavolo della Città Metropolitana di Firenze tre proposte: avere precise garanzie sulla permanenza del presidio abitativo e delle attività sociali durante lo svolgimento dei lavori di ristrutturazione della tenuta, il riconoscimento di Mondeggi come bene comune attraverso l’applicazione della legge regionale sui beni comuniiii e l’assegnazione della terra e dei casolari al progetto Mondeggi2026. La coalizione Mondeggi2026iv è l’esito di un processo di pianificazione dal basso del territorio che coinvolge, oltre alla realtà di Mondeggi, una serie di alleate chiave per allargare la partecipazione diffusa al processo di autorganizzazione territoriale. La partita è aperta, come da sempre nella storia di Mondeggi.
i A partire da dicembre 2024 le attività della Scuola Contadina saranno affiancate da Coltivare Gaia, una scuola di ricerca in agroecologia con lo scopo di formare le formatrici dell’ecologia politica di oggi e di domani. Per approfondire i temi di Coltivare Gaia, consulta il sito mondeggibenecomune.org
ii Sulla rigenerazione agroecologica di Mondeggi vedi anche Ghelfi A., Troisi I. (2021). Agroécologie, autonomie et nouveaux biens communs. La communauté Mondeggi en Toscane. EcoRev’ – Reveu Critique d’Ecologie Politique, 51: 88-103. DOI:10.3917/ecorev.051.0088
iii la Legge Regionale Toscana n. 71 del 24 luglio 2020 “Governo collaborativo dei beni comuni e del territorio, per la promozione della sussidiarietà sociale in attuazione degli articoli 4, 58 e 59 dello Statuto” e il relativo Regolamento (BUR n. 103 del 15 dicembre 2021)
iv Il progetto Mondeggi2026 è consultabile sul sito mondeggibenecomune.org
