Lo scorso 8 gennaio si è svolta un’assemblea alla CDP di Grassina dove 17 realtà si sono incontrate per progettare insieme la Mondeggi del futuro, immaginando le attività, gli spazi condivisi, le filiere agroecologiche e i loro collegamenti, la costruzione di comunità – in preparazione del processo di co-progettazione con la Citta Metropolitana per stabilire con chi vi parteciperà quale modello gestionale e l’affidamento delle varie parti della tenuta (terreni, casolari e villa), che ancora deve essere avviato.
Ciò che si propone è di proseguire con una gestione unitaria, partecipata e comunitaria, nel rispetto degli equilibri dell’ecosistema, non solo per preservarne la vocazione agricola e il patrimonio storico-culturale-paesaggistico che la caratterizza, ma per proseguire e mettere in campo pratiche di innovazione culturale, solidarietà, inclusione sociale, tutela ambientale, ricerca scientifica, produzione agricola, educazione sportiva e artistica attraverso uno strettissimo contatto con la terra e la sua cura secondo una visione olistica e agroecologica.
L’assemblea di progettazione si è inserita all’interno del laboratorio di quattro giorni intitolato “Comunità, autogestione e partenariato pubblico-bene comune”,parte di un progetto europeo, “Ecosystèmes des Communs” (Ecosistemi dei beni comuni), che mette a confronto quattro esperienze significative, due in Italia (Firenze e Napoli) e due in Francia (Parigi e Tolosa). La sfida che ci troviamo ad affrontare è duplice: da un lato rendere visibile il significato e l’orizzonte condiviso da queste iniziative, dall’altro permettere loro di creare sinergie per rafforzarsi a vicenda e moltiplicare il loro potere trasformativo.
Il progetto “Ecosistemi dei beni comuni” cerca di rispondere a questa duplice sfida proponendo una strategia di intervento basata su 3 obiettivi risultanti da un processo di co-costruzione tra i due partner del progetto, Remix the Commons e Solidarius Italia: Esplorare, condividere e testare un insieme di metodologie e strumenti per sostenere e sviluppare ecosistemi dei beni comuni (operativo); integrare la cultura dei beni comuni per sensibilizzare e ispirare le persone sul suo potere trasformativo, sviluppando la capacità di utilizzare la narrazione come pratica collettiva (comunicativo); migliorare la capacità di sviluppo delle iniziative dei beni comuni (strategico).
Al laboratorio è stata abbinata la presentazione dell’esperienza del Community Ward’s Corner di Londra da parte di Ben Beach, e delle metodologie utilizzate per costruire una governance collettiva, con i suoi aspetti problematici e le criticità da tenere in considerazione per evitare derive o “normalizzazioni” con la gestione di un partenariato “pubblico-bene comune”.
Si è poi fatto un incontro all’Università di Firenze con il gruppo di ricercatori che ha elaborato, su richiesta della Città Metropolitiana, un’analisi SROI – ovvero di impatto sociale e “valorizzazione” dell’investimento pubblico, per dimostrare che nel medio-lungo termine il “ritorno” è positivo.
La custodia di un bene comune ha molti aspetti da tenere in considerazione. Occorre una comunità che non solo si assume la responsabilità e crei un presidio permanente e diffuso sul territorio (soprattutto in un caso come quello di Mondeggi, una tenuta molto grande alle porte della città), ma anche una modalità di organizzarsi, accordarsi, co-gestire e prendere le decisioni insieme, in maniera aperta e assembleare, che non è facile da mettere insieme e da “mantenere”.
Perché questo avvenga e si sviluppi, occorrono degli elementi fondamentali che possono essere riassunti nella condivisione di principi e valori (co-elaborati), nell’uso di tecniche di facilitazione che portano ad un equilibrio dinamico tra le persone che fanno parte della comunità (e le relazioni che intercorrono tra loro e come gruppo), i processi decisionali e organizzativi (ovvero la struttura che si assume e la “formalizzazione” di ruoli e responsabilità) e gli obiettivi comuni, che devono non solo essere condivisi, ma coerenti con la finalità ultima che è quella di “fare comune” (commoning).
Mondeggi Bene Comune, nei dieci anni della sua esistenza, ha passato varie fasi con alti e bassi (mediati dalla battaglia comune di evitare la privatizzazione di un bene comune) e negli ultimi anni si è interrogata sempre più sulla modalità di continuare a mantenere il cuore democratico, inclusivo e aperto attraverso l’assemblea e l’autogestione, mentre si confronta con la necessità di interloquire con la politica e gli enti pubblici, oltre che con le molte organizzazioni (associazioni, ETS, cooperative, ecc.) che vanno creando un nuovo livello di “governance” allargata e formalizzata e che potrebbe dar luogo ad uno snaturamento o a una “nomalizzazione” dell’esperienza della comunità di Mondeggi per come è stata fino ad ora.
Per approfondire il tema, abbiamo cominciato ad esplicitare le dinamiche e relazioni di potere attraverso metodologie e strumenti tratti dall’Arte del processo (process work, un approccio che si concentra sull’esplorazione e la comprensione dei processi individuali e collettivi, compresi i processi decisionali), dalla permacultura sociale (attraverso, per esempio, l’analisi settoriale), alla facilitazione e alla sociocrazia per lavorare sui ruoli (e i ranghi) e mettere a nudo contraddizioni e valutare le opportunità di disegnare insieme un accordo di co-auto gestione e degli accordi di base rinnovati.
Un altro aspetto che si è affrontato è stato quello della narrazione del luogo, dal punto di visto soggettivo e collettivo: il senso del territorio e l’immaginario sul futuro. Attraverso il gioco “Microscopio” utilizzato a Barcellona e in altri contesti, si sono esplorati scenari, snodi e temi chiave della Mondeggi passata e futura. Il metodo consente di creare una narrazione che si irradia sia in direzione storica che in direzione speculativa dal presente e che tiene conto dei grandi cambiamenti storici e sociali e dei piccoli ricordi personali e degli incontri immaginati (il macroscopico e il microscopico). Sebbene la narrazione emergente sia collettiva, l’approccio consente la coesistenza di momenti soggettivi e “contestati”. Le tensioni rivelate da questi punti di contestazione sono importanti e sono presenti in qualsiasi impegno significativo con un gruppo di comunità.
L’immaginario è anche artistico: un’altra sessione, grazie a Facilitarte, ha messo al centro la rappresentazione del luogo a partire da materiali naturali del luogo e di varia natura, creata in gruppo condividendo gli elementi simbolici e la ricerca di senso e di visione nel processo creativo.
La settimana laboratoriale è culminata con un incontro pubblico il 10 gennaio:“Firenze Agroecologica: pratiche collettive e politiche locali del cibo”. Partendo dalle molteplici esperienze agroecologiche basate sul “fare bene comune” e sull’iniziativa collettiva di abitanti del territorio fiorentino, ci siamo confrontati sulle modalità di intrecciare reti e collaborazioni tra produttori e “consumattori”, per una politica del cibo partecipata e aperta, a partire dall’esperienza di Mondeggi, dei mercati contadini di quartiere e del progetto di un mercato agroecologico più ampio.



































