Mondeggi per la Palestina: progetto C.A.S.A

Nella foto: distruzione di diecimila ulivi, da parte dei soldati e coloni israeliani, nel villaggio di Al-Mughayir, a nord-est di Ramallah. Anche a Mondeggi ci sono circa diecimila ulivi



Mondeggi Bene Comune

Comunità Agricola di Solidarietà Attiva C.A.S.A


Agro-ecologia e solidarietà internazionale, pratiche di azione diretta

Fare agricoltura agro-ecologica significa soprattutto attivare una pratica di resistenza e lotta che si traduce in un costante attivismo politico.
Non esiste agro-ecologia senza lotta dal basso, senza presenza, confronto, partecipazione. Incentivare l’accesso alla terra, promuovere lo scambio di saperi, di strumenti agricoli, favorire la produzione su piccola scala e garantire il libero accesso alla terra per l’avviamento di attività contadine sono alcuni dei principi base sui quali si fonda il nostro pensiero. Nel nostro mondo sono queste le battaglie, il nemico è l’agro-industria, le manipolazioni genetiche, i brevetti sulle sementi.
Fare il pane, prodursi il proprio olio diventano atti politici.
Mentre stiamo seminando il nostro grano, potando la vigna, l’ulivo, lavorando l’orto, sentiamo il valore di quello che stiamo facendo, ogni piccola azione che ci lega e ci connette alla cura del nostro territorio e alla rigenerazione della sua biodiversità in chiave ecologica.
Ma l’ecologia è soprattutto un modo di essere e di confrontarsi con altri/altre: per quanto ci riguarda troviamo una stretta connessione tra agire ecologico e non essere indifferenti a ciò che ci circonda. In un’epoca in cui chi strilla e urla si prende la scena politica, chi ha potere si prende la ragione, noi vogliamo agire, senza slogan o megafoni, ma rivendicando le nostre azioni e costruendo nuovo pensiero a partire da esse.
Non ci stiamo inventando nulla di nuovo: la pratica è l’azione diretta, il motore che la alimenta è la solidarietà, quella forma di empatia attiva che varca i confini dei nostri piccoli mondi e ci mette in connessione con altre realtà sorelle, con persone che sentono la necessità di unire le forze e mettere in pratica forme concrete di solidarietà attiva e mutuo aiuto.
I diritti sociali e umani sono collettivi, come collettiva e la responsabilità che ognuno di noi ha nell’esercitarli, trasmetterli e alle volte anche nel dare supporto per rivendicarli e difenderli.

Obiettivo generale

Come membri della comunità agricola di Mondeggi Bene Comune, da più di una anno stiamo intrattenendo rapporti con alcune delle comunità di resistenza contadina in Cisgiordania, West Bank, Territori Occupati Palestinesi.
In West Bank è sempre stato pericoloso essere una contadina o un pastore. Se vivi vicino a delle colonie israeliane, portare le pecore al pascolo o fare la raccolta delle olive può essere un problema.
L’obiettivo di questo progetto pilota è quello di creare un movimento di persone afferenti al mondo del lavoro agricolo, che volontariamente prestino la propria competenza per facilitare alcune operazioni in campo, in quei luoghi appunto dove il tempo di esecuzione materiale del lavoro fa la differenza tra portare a casa il prodotto e garantirsi un reddito, o essere costretti ad abbandonare tutto, cedere alle intimidazioni e lasciare la propria terra.
Una comunità agricola di supporto e solidarietà attiva che crea un ponte diretto tra contadini e contadine, una solidarietà che ha come presupposto di base l’uguaglianza tra persone facenti parte di una stessa classe.
L’eguaglianza reale non è dunque un dato o un presupposto, ma è il legame che unisce membri di organizzazioni e classi sociali che si incontrano e fanno del lavoro agricolo condiviso uno strumento di lotta all’oppressione e alla violenza dell’occupazione civile e militare israeliana.

Obiettivi specifici e organizzazione sul campo

Il progetto, in questa fase iniziale, si comporrà di una staffetta di sei/otto persone che si muoveranno per i territori palestinesi occupati (Cisgiordania) avendo come unico obiettivo quello del supporto del lavoro agricolo. Il periodo di riferimento è fine ottobre-inizi novembre, durante la raccolta delle olive.
Le zone di riferimento sono due e si trovano sotto quella denominazione che viene riconosciuta come Area C, ovvero a totale controllo militare israeliano e di insediamento civile da parte di coloni nazional-religiosi che rivendicano diritti sulle terre palestinesi.
Le famiglie palestinesi che vivono in queste aree della Palestina occupata sono costantemente soggette a violenze e intimidazioni da parte dei coloni e dell’esercito di occupazione israeliano, che hanno come unico obiettivo quello di scacciare le famiglie contadine dalle proprie terre per annetterle al territorio israeliano.
La presenza di internazionali diventa importante per vari ordini di ragioni.
La principale è che tale presenza riduce quella spirale di violenza e intimidazioni alle quali la popolazione locale è soggetta quotidianamente: lavorare fianco a fianco e interporsi in maniera nonviolenta durante un’azione sul campo diventa uno strumento molto potente se a compierlo è un intera comunità di persone composta anche da internazionali.
Un’altra è che avere delle persone provenienti da varie parti del mondo pone il riflettore su quello che può accadere; un costante monitoraggio supportato da telecamere e macchine fotografiche che registrano un attacco, un arresto, un blocco o una demolizione, diventa fondamentale per il reperimento di prove e materiali a supporto di eventuali denunce da parte della popolazione locale nei confronti delle autorità israeliane. Nei territori palestinesi occupati, un o una palestinese è colpevole fino a prova contraria; diventa quindi un supporto incredibile avere testimonianze e/o fatti documentati dell’evento in questione.
Il gruppo sosterrà due tipi di formazione: la prima in Italia, della durata di due giorni, per facilitare l’avvicinamento al contesto; la seconda, in loco, ad opera dei partner palestinesi. Una volta sul campo la prima tappa sarà un villaggio che abbiamo già identificato, dove con alcuni dei referenti del movimento di resistenza popolare nonviolenta palestinese decideremo come coordinarci con gli altri villaggi per il lavoro. Il villaggio stesso è in Area C e vicino a una delle colonie più attive e violente del territorio. La tappa successiva sarà nel nord dei territori palestinesi occupati, dove si svolgerà la maggior parte del lavoro agricolo di supporto alle famiglie. La sede principale del movimento è una cooperativa agricola che funziona da bacino di raccolta di volontari e volontarie e che funge da connettore per i vari villaggi attorno, che per via del loro isolamento e della prossimità a colonie estremiste sono tra i più vulnerabili.

Conclusioni

Esistono già realtà che operano nei territori palestinesi occupati e che da anni supportano le realtà locali con la propria presenza. Realtà che sono composte da volontari e volontarie da ogni parte del mondo e che prestano aiuto concreto.
L’innovazione della nostra proposta è, a nostro avviso, il canale diretto tra lavoratori e lavoratrici della terra, un legame che si sviluppa tramite il lavoro e che può essere fonte di scambio, conoscenza e arricchimento reciproco.
Questo gruppo di lavoro sarà l’inizio di un ciclo di viaggi concepito solo ed esclusivamente con l’obiettivo di supportare le realtà locali nel lavoro.
L’idea è di sviluppare con il tempo una rete che si attivi nelle fasi critiche del lavoro agricolo, dalla semina del grano, la costruzione di una recinzione, la messa a dimora di piante per l’orto, la potatura degli ulivi e alla raccolta, così da garantire un aiuto pratico nel contenere l’avanzata dell’occupazione delle terre palestinesi da parte dei coloni israeliani.

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