Verso il compleanno di Mondeggi #3: B come Beni Comuni

Sabato 21 giugno 2025, alle 14:30, nell’ambito della due giorni “Dalla parte del lombrico” che celebra l’undicesimo compleanno di Mondeggi Bene Comune, avrà luogo “Le convergenze del suolo“: tre tavoli tematici in cui realtà collettive e singoli attivisti discuteranno alcune delle questioni centrali della lotta ecologista e per la giustizia sociale.

 
Il filo conduttore saranno tre domande:
1- quali pratiche trasformative, specifiche e situate, stiamo mettendo in campo o vogliamo sperimentare per riparare suoli e territori?

2- quali battaglie giuridiche si stanno conducendo per difendere i territori e in che misura la produzione di nuovi diritti potrebbe favorire la difesa e la riparazione dei suoli?

3- quali iniziative di coordinamento e comunicazione possono favorire la convergenza climatica e sociale?



Il terzo tavolo avrà come titolo Beni comuni emergenti, metamorfosi urbane e transizioni ecologiche dal basso e così l’abbiamo presentato:

Le battaglie attorno ai commons sono un patrimonio prezioso della storia dei movimenti contemporanei. Pensare l’intreccio tra commons sociali e commons ecologici ci sembra una sfida fondamentale dentro alle metamorfosi urbane che caratterizzano il nostro tempo. A partire dal percorso di Bologna for Climate Justice, e dall’esperienza delle reti dei beni comuni, proveremo a pensare assieme come costruire commons socio-ecologici per rifare le città. Forestare, desigillare, cucinare sono tre verbi chiave per opporsi al consumo di suolo, difendere boschi, aree verdi e orti, e per sperimentare dal basso territori in transizione e beni comuni emergenti. In un tempo nel quale crisi climatica e crisi sociale, e i loro effetti, si intrecciano in continuazione, costruire convergenze e coalizioni ambientaliste e sociali si fa sempre più decisivo per la forza dei movimenti. Se rendita urbana e consumo di suolo vanno spesso assieme tanto nei contesti urbani che in quelli periurbani, in questo tavolo vogliamo partire dalle resistenze, dal nostro desiderio di sperimentare territori alternativi nel tempo del Capitalocene.

A introdurre il tavolo ci sarà Bologna for Climate Justice.
Riportiamo qui sotto un estratto del loro progetto “Foresta delle Ecologie Urbane“.


La transizione dall’alto ha fallito

Nel 2024 la temperatura media globale è stata superiore di 1.5 °C superiore alle medie storiche. Si è quindi superata la soglia più ottimistica posta dalla Conferenza sul clima di Parigi. Le ultime COP sono state ospitate da Paesi autoritari che sostengono i propri apparati statali grazie ai proventi delle fonti fossili. Alluvioni catastrofiche, siccità, incendi incontrollabili, ondate di calore ed eventi estremi hanno attraversato il nostro Pianeta.

Anche Bologna ha sperimentato la drammaticità del tempo dell’alluvione permanente: le piogge a cui abbiamo assistito, infatti, sono la nuova normalità. I governi investono in armamenti e infrastrutture che ci legano a fonti energetiche climalteranti, mentre il consumo di suolo non si arresta. Le città – inclusa Bologna – competono per premi internazionali sulla sostenibilità, mentre continuano a perseguire politiche che turistificano e mettono a valore lo spazio urbano. La transizione dall’alto ha fallito.

Un fenomeno sociale

La crisi climatica è fortemente legata alle disuguaglianze e alle ingiustizie sociali che viviamo. Affrontare le ondate di calore, difendere il suolo per affrontare meglio gli eventi estremi, costruire le condizioni per ridurre le emissioni climalteranti, sono azioni che devono essere progettate e implementate all’interno della dimensione sociale, sfidando le politiche che garantiscono gli interessi economici di chi mette il profitto prima delle collettività.

Transizione dal basso

Costruire la transizione dal basso significa ripensare radicalmente lo spazio urbano a partire dai nostri bisogni. Significa anche assumere la pratica del fare come strumento per cambiare i rapporti di forza: a partire dal desigillare e dal forestare, riprenderci le città e vivere lo spazio urbano a partire dai bisogni di chi lo abita. Transizione dal basso significa produrre un altro spazio urbano, uno spazio socialmente differente capace di rispondere a logiche differenti.

Spazio comune

Tutto questo richiede altre concettualizzazioni e altri immaginari, da costruire all’interno di altre pratiche spaziali capaci di dare concretezza alla suggestione del common

Lo spazio comune è spazio condiviso, mentre lo spazio pubblico, in quanto spazio contrassegnato dalla presenza di un’autorità dominante, è spazio dato alle persone secondo determinati termini, lo spazio comune è spazio preso dalle persone. Ecco perché costruire transizioni dal basso: “in termini di riappropriazione della città gli spazi comuni costituiscono quei nodi spaziali attraverso i quali la metropoli può tornare a essere uno spazio cruciale della politica” (Stavidres).

[…]

Il processo di riflessione intorno agli spazi delle ecologie urbane ha coinvolto nell’autunno del 2024 decine di persone. Tra ottobre e novembre, infatti, si sono svolti presso il Centro Sociale della Pace tre incontri pubblici che hanno visto la partecipazione di più di 150 persone: di queste, il 74% ha meno di 30 anni e alcuna esperienza di attivismo alle spalle, a dimostrazione dell’interesse che suscita la proposta di costruire percorsi volti alle pratiche ecologiche collettive.

I tre incontri, articolati in momenti di plenaria e discussioni in gruppi di lavoro, hanno approfondito le ecologie urbane a partire da tre verbi principali:

  • cucinare: non è soltanto preparare del cibo buono, ma anche rafforzare le relazioni sociali e politiche che si creano intorno a una tavola imbandita, gli scambi e le connessioni con le aree agricole e coloro che ci lavorano, anche ripensando il senso culturale del cibo in una città più volte associata a un mangificio. 
  • desigillare: non soltanto fermare il consumo di suolo, che anche dopo le alluvioni è proseguito come se nulla fosse successo, ma anche ripensare lo spazio urbano togliendo asfalto e cemento ovunque sia possibile; desigillare significa fare spazio al suolo, all’acqua, alla vegetazione, alle persone, ma anche ripensare la gestione dello spazio pubblico e della mobilità, perché per avere boschi e giardini al posto di strade e asfalto dobbiamo diminuire il numero di mezzi privati a motore in circolazione garantendo allo stesso tempo il diritto di tutte a muoversi liberamente. 
  • forestare: non soltanto riempire lo spazio urbano di alberi, ma anche costruire percorsi per la diffusione e la moltiplicazione degli orti urbani, delle ombreggiature verdi, dei reticoli di biodiversità; vuol dire, anche, recuperare un rapporto urbano con l’acqua in un tempo in cui nelle nostre città quest’ultima è drammaticamente protagonista delle alluvioni.
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