Diario dalla Palestina 2026: C.A.S.A. 05

Report 8 e 9 – 23/10 e 24/10/2026

Ieri era venerdì, l’inizio dei giorni di riposo per i coloni, quando la situazione diviene più tesa e gli attacchi si intensificano.

Una squadra, alla partenza della raccolta, è costretta a rientrare ancora prima di arrivare perché i coloni sono già sul campo; viene quindi dirottata verso un altro posto.
Un altro gruppo, una volta arrivato, vede una camionetta dell’esercito che requisisce un camion bloccando la strada di ingresso a Burin e presidia per tutta la mattina il villaggio, come costantemente succede nell’ultima settimana. Ci viene raccontato che questa è una pratica comune per rendere difficoltoso il passaggio ai mezzi e lo spostamento del camion stesso. Per questo, un terzo gruppo non riesce a raggiungere il campo e rimane fermo per metà mattinata a causa dell’esercito. Il quarto gruppo riesce a raggiungere Madama, un villaggio vicino, dove la situazione sembra più tranquilla rispetto a Burin, tuttavia il campo di trova a una manciata di metri dalla colonia di Yithzar.
Nonostante tutto, la raccolta procede spedita e senza ulteriori intoppi per il resto della mattinata. I sacchi vengono riempiti fino all’orlo e messi in sicurezza mano a mano, con le consuete pause ricche di humus, tahina, pane, olio nuovo, caffè e tè con salvia, a rivendicare quel sentimento di convivialità che caratterizzava la raccolta delle olive negli anni addietro.

Sull’ora di pranzo, per una delle squadre arriva improvvisamente l’incursione violenta in campo, da parte di un colono con il voto nascosto, sul suo quad. La squadra si dà alla fuga inseguita dal quad in direzione della casa palestinese più vicina. Attraversando la strada principale per raggiungere la casa, i quad, diventati tre, prendono di mira e assaltano una macchina palestinese. Nel frattempo, si attiva la capillare rete di allarme delle comunità locali per raggiungere il posto e avvisare dell’accaduto; si avvia così la resistenza palestinese che riesce a respingere i coloni.
Con l’allarme della comunità, le squadre a raccogliere sono rientrate in posti sicuri e da qui si osserva la ritirata dei coloni direttamente coinvolti, l’arrivo delle camionette dell’esercito e la discesa di un altro numeroso gruppo di coloni (circa una ventina) diretti a Burin. Questi, non riuscendo ad entrare, hanno dato fuoco a degli ulivi sulla collina.

Appena rientrati a casa, ci si rende conto che qualcosa di molto grosso per Burin è successo: a ogni atto di resistenza palestinese, l’esercito e i coloni rispondono in maniera esponenziale. Ci viene comunicato che nella notte l’esercito avrebbe svolto dei raid per cercare le persone direttamente coinvolte, per cui le strade si svuotano, i droni pattugliano Burin e le persone si barricano in casa, noi comprese. Stamattina, ci viene comunicato l’arresto di 5 persone e il successivo rilascio di 3. Oggi non si raccoglie, ma domani siamo di nuovo in campo.

In questa negoziazione di equilibri, resistere prende la forma di fermarsi nella raccolta per non alzare la tensione, prendere un caffè mentre arriva l’esercito, aggiornarsi su ogni movimento dei coloni, ripartire non appena possibile a raccogliere le ulive.
La resistenza a Burin è collettiva, organizzata, diffusa e quotidiana; e oggi arriva forte.

Solidali con gli arrestati.


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Leggi il report precedente


Nella fotogallery: incursione di soldati in oliveta, con lancio di lacrimogeni
Nel video: attacco di coloni che discendono dall’insediamento verso le olivete

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