Verso i Data Commons per l’Agroecologia: Rural Hack a Coltivare Gaia

Si è tenuto lo scorso weekend il quinto modulo di Coltivare Gaia-Scuola di Agroecologia, dal titolo “Tecniche e tecnologie in tempi di crisi climatica“. Domenica abbiamo installato nella vigna di Mondeggi una centralina IoT per la rilevazione dei dati ambientali, dono di Primo Principio, Società Cooperativa che offre servizi Ict al mondo rurale e agricolo. A seguire, Francesca e Andrea, di Primo Principio, ci hanno spiegato come funziona l’acquisizione di dati grazie a tecnologia sviluppate “dal basso” e open source. I dati servono poi a monitorare le colture e a ottimizzare gli interventi anti-patogeni, che nel caso dell’agroecologia sono intenzionalmente ridotti al minimo. Nel pomeriggio, è intervenuto da remoto Alex Giordano di Rural Hack con un intervento sul nesso tra tecnologie e pratiche rurali comunitarie.
Al termine della giornata, si è sviluppata tra i docenti, i corsisti e gli organizzatori di Coltivare Gaia un’interessante discussione sul tema della tecnologia e dell’innovazione applicate alle tecniche agroecologiche e, più in generale, alle nostre vite.

Qui sotto, il contributo audio di Alex Giordano da remoto.

Rural Hack ci ha fatto anche pervenire un contributo scritto che volentieri pubblichiamo. L’auspicio è che interventi di questo genere alimentino un dibattito sul rapporto tra tecnologie e mondo rurale, tra innovazione utile e merce, tra transizioni ecologiche e ruolo della scienza.


È stato un vero piacere e un grande onore essere coinvolti nel percorso formativo Coltivare Gaia, promosso da Mondeggi Bene Comune, una delle esperienze più radicali e, per tutto il team di Rural Hack e non solo, ispiranti di gestione comunitaria del territorio agricolo in Italia. Ringraziamo di cuore tutte le organizzatrici e gli organizzatori per l’invito, a partire dai nostri fratelli di Rete Semi Rurali: un segnale forte di connessione tra chi lotta sul campo e chi cerca di immaginare, anche nel mondo della ricerca e dell’innovazione, nuove strade per il nostro futuro comune.

Per noi respirare l’energia del collettivo, imparare dalla terra e dalle persone che la abitano e la curano ogni giorno. Purtroppo il nostro direttore scientifico Alex Giordano ha partecipato da remoto ma stiamo stati ben rappresentati da due figure straordinarie: Andrea Galante e Francesca Amicizia di Primo Principio, amici, fratelli e compagni di lungo corso con cui condividiamo visione e azione da sempre. Sono stati loro a rendere possibile l’installazione di una centralina IoT per la raccolta di dati ambientali, un piccolo seme tecnologico che porterà con sé un potenziale immenso, soprattutto grazie all’integrazione con la piattaforma di intelligenza artificiale Wi4Agri capace di elaborare modelli predittivi utili alla comunità.

Ma attenzione: non parliamo qui di un gadget tecnologico da esposizione. Quella centralina nei campi sperimentali di Mondeggi Bene Comune è un atto politico. È il punto di partenza di un percorso rituale e comunitario che Rural Hack e Primo Principio vogliono intraprendere insieme a Mondeggi Bene Comune e a tutta la comunità che si è stretta intorno a Coltivare Gaia. Un percorso che parte dal basso per restituire la governance delle tecnologie digitali alla polis, al corpo vivo della comunità.

La tecnologia al servizio del bene comune

In un mondo in cui l’innovazione è spesso sinonimo di estrazione di valore e centralizzazione del potere, noi vogliamo rovesciare il paradigma. Vogliamo rimettere la tecnologia al servizio della vita, dell’autodeterminazione, dell’agroecologia. E per farlo, dobbiamo togliere la tecnologia dal dominio esclusivo delle grandi corporation, o almeno creare delle alternative per consegnarla nuovamente nelle mani delle comunità affinchè possano addomesticarla per essere in grado di usarla per generare futuri vivibili e desiderabili.

In quest’ottica rilanciamo da Mondeggi un impegno forte: costruire insieme un percorso per affermare nel discorso pubblico e nella pratica quotidiana l’idea di “DATA COMMONS” in agricoltura.

Cosa sono i Data Commons?

Nel libro di FoodSystem 5.0 (Edizioni Ambiente) Alex scrive che i beni digitali, come i dati raccolti in campo da sensori e piattaforme, non devono essere trattati come risorse da sfruttare per il profitto, ma come beni comuni, al pari dell’acqua, del suolo, dell’aria. I Data Commons sono l’insieme dei dati raccolti, condivisi e governati da una comunità secondo regole di accesso, utilizzo e redistribuzione partecipate, trasparenti, eque. Chi conosce bene il prof lo ha sentito dire più volte che “L’intelligenza artificiale non esiste senza l’intelligenza della comunità.”

Data Commons possono essere proprio strumenti per costruire un’intelligenza collettiva e aumentare la nostra capacità di osservare, capire e decidere. Sono un antidoto alla datafication neoliberale che trasforma ogni aspetto della nostra vita in metrica da monetizzare. E sono l’unica via per esercitare una vera SOVRANITÀ TECNOLOGICA nel solco dell’agroecologia.

Data Commons e Agroecologia: una convergenza necessaria

L’agroecologia è prima di tutto una scienza, una pratica e un movimento sociale. È un modello di sviluppo agricolo che si fonda sulla cura, sull’autonomia dei contadini, sulla biodiversità e sulla giustizia sociale. In questa visione, la sovranità alimentare non può prescindere da una sovranità sui dati, perché oggi i dati sono ciò che condiziona le decisioni, l’accesso alle risorse, le politiche.

I dati ambientali e agronomici, se gestiti collettivamente, possono essere utilizzati non per ottimizzare il profitto ma per rigenerare il territorio, per affrontare la crisi climatica, per creare nuovi immaginari di convivenza e cooperazione. Questo è ciò che intendiamo quando parliamo di tecnologia simpoietica.

Una prospettiva simpoietica per l’innovazione

Con Donna Haraway abbiamo imparato che “simpoiesi” significa creazione congiunta: nessun sistema vivente si produce da solo, ma si forma e si trasforma in relazione con gli altri. L’innovazione che ci serve non è quella solitaria e competitiva, ma quella collaborativa, distribuita, relazionale. Questo è il cuore del nostro approccio.

Rural Hack, Primo Principio e Mondeggi Bene Comune, ciascuno con la propria storia, possono avviare una costellazione simpoietica che parta dai campi e arrivi a toccare le istituzioni, i ricercatori, gli artisti, gli attivisti. Una rete viva e aperta capace di immaginare e costruire una nuova forma di governance dei dati: dal basso, per il basso.

Noi, con l’ecosistema coagulato intorno a Rural Hack, possiamo portare in dote la nostra competenza storica sul rapporto tra tecnologie e agricoltura, ma ciò di cui abbiamo veramente bisogno è una comunità di uomini e donne di buona volontà che abbiano fatto propria, nell’intimo, l’idea di bene comune e per questo ci pare che la comunità coagulata intorno a Mondeggi sia il terreno più fertile in cui mettere questo seme. Solo così possiamo affrontare con lucidità e coraggio il fallimento del presente e costruire, passo dopo passo, un’innovazione che non sia fine a sé stessa ma cura, rigenerazione, futuro condiviso.

È il momento di andare oltre le solite dinamiche polarizzate che vedono le tecnologie da una parte e la contadinanza dall’altra. Forse vale la pena pensare a nuove alleanze. Se ci pensate a prima vista, può sembrare che un hacker e un contadino custode di semi vivano in mondi distanti. Ma in realtà, entrambi condividono lo stesso spirito: l’hacker e il seedsaver sono custodi di libertàartigiani del sapere condivisoribelli costruttivi contro la standardizzazione imposta da modelli centralizzati e monopolistici.

L’hacker non è semplicemente un programmatore: è qualcuno che smonta e rimonta i sistemi per capirli, migliorarli e renderli accessibili a tutti. Allo stesso modo, il seedsaver non si limita a coltivare: custodisce biodiversità, tradizione e conoscenza, sottraendole alla logica brevettuale dell’agroindustria.

Entrambi si muovono in un’ottica di comune, di beni condivisi. In entrambi i casi parliamo di comunità resilienti che fanno leva sulla condivisione delle conoscenze, sull’autorganizzazione e sull’empowerment dal basso.

Lo stesso filo rosso unisce esperienze come Rural Hack e Mondeggi Bene Comune: sono laboratori di futuri desideriabili, dove l’innovazione – che sia tecnologica o agroecologica – nasce dall’intelligenza collettiva e dalla cura per il territorio.

Sono esempi concreti di come si possa costruire un’alternativa sistemica, fondata non sulla competizione ma sulla cooperazione, non sul profitto ma sulla rigenerazione.
Luoghi dove si coltiva il futuro, con le mani nella terra e lo sguardo nel codice, per ridare senso al nostro essere comunità umane.

Ci rivedremo presto a Mondeggi, con i piedi nella terra e lo sguardo rivolto alle stelle.
Coltiviamo Gaia, coltiviamo insieme i dati, la conoscenza e la libertà.

Il Team di Rural Hack

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