Sabato 21 giugno 2025, alle 14:30, nell’ambito della due giorni “Dalla parte del lombrico” che celebra l’undicesimo compleanno di Mondeggi Bene Comune, avrà luogo “Le convergenze del suolo“: tre tavoli tematici in cui realtà collettive e singoli attivisti discuteranno alcune delle questioni centrali della lotta ecologista e per la giustizia sociale.
Il filo conduttore saranno tre domande:
1- quali pratiche trasformative, specifiche e situate, stiamo mettendo in campo o vogliamo sperimentare per riparare suoli e territori?
2- quali battaglie giuridiche si stanno conducendo per difendere i territori e in che misura la produzione di nuovi diritti potrebbe favorire la difesa e la riparazione dei suoli?
3- quali iniziative di coordinamento e comunicazione possono favorire la convergenza climatica e sociale?
Il primo tavolo avrà come titolo Agroecologia e reti alimentari contadine e così l’abbiamo presentato:
Portiamo avanti un modello di agricoltura fatto di aziende familiari e di piccola scala che purtroppo stanno continuamente chiudendo: secondo dati ISTAT si parla di oltre il 30 % di piccole aziende scomparse negli ultimi dieci anni a favore delle grandi aziende. Il modello produttivo che faticosamente portiamo avanti giornalmente si nutre del rapporto città/campagna per la sua valorizzazione e necessita di una voce unica, forte e decisa per rivendicare spazi, per tessere nuove alleanze e per un riconoscimento giuridico e politico. A partire dall’esperienza di Campi Aperti (Bologna) e di Mondeggi Bene Comune, in questo tavolo discuteremo di come continuare a mettere in relazione le pratiche di coltivazione agroecologica con la creazione di infrastrutture autonome in grado di connettere mondi rurali e urbani a partire dalla costruzione di reti alimentari genuine. Come pensare un welfare territoriale, politiche del cibo e economie trasformative in grado di rendere accessibile e popolare il cibo genuino e al contempo garantire un reddito ai contadini? E più in generale, come pensare l’agroecologia come parte del campo dell’ecologismo politico contemporaneo, e dunque come praticare un orizzonte di convergenza, coalizione e confluenza sociale? E a partire da quali strumenti organizzativi?
A introdurre il tavolo ci sarà l’associazione Campi Aperti.
Riportiamo qui sotto il loro progetto “Per la Sovranità Alimentare“, in sintesi e per esteso (.pdf)
Cambiare l’agricoltura per cambiare il mondo
Il progetto politico della rete per la Sovranità Alimentare in Emilia-Romagna
Come rete per la Sovranità Alimentare dell’Emilia Romagna ci poniamo l’obiettivo di coalizzare i singoli, le associazioni e i gruppi di base che credono nella necessità di un cambio radicale del sistema di produzione, distribuzione e consumo del cibo.
Vediamo, su scala globale, due sistemi agroalimentari in opposizione: da una parte ci sono le reti alimentari contadine locali, costituite dal vastissimo arcipelago delle piccole e medie aziende che vendono direttamente le proprie produzioni in loco, nei mercati, nei gruppi d’acquisto, nei circuiti dei negozi di prossimità e nella ristorazione; dall’altra ci sono le catene alimentari industriali, caratterizzate dalle monocolture, dall’utilizzo spinto della chimica e da forti input energetici nella produzione, dall’accentramento del potere di acquisto e distribuzione in pochissime mani, dallo sfruttamento del lavoro bracciantile, dal commercio globale del cibo e da una spinta trasformazione industriale dei prodotti alimentari.
Il movimento per la sovranità alimentare dell’Emilia Romagna ritiene necessario e urgente sostenere e diffondere le reti alimentari contadine in modo che queste possano progressivamente sostituire le catene industriali. Ci diamo quindi lo scopo, nell’immediato, di sostenere l’inversione della dinamica storica in modo da creare le condizioni più favorevoli al crescere, moltiplicarsi e prosperare delle varie forme di reti alimentari contadine, convinti/e che questo cambio di tendenza rappresenti il primo passo concreto verso un futuro migliore per il genere umano e per la biosfera.
Il modello che seguiamo nei nostri territori per una riconversione agricola è quello dell’agricoltura contadina agroecologica di prossimità in un contesto di economia solidale trasformativa. Pertanto immaginiamo un futuro che veda la nascita di numerosi mercati contadini, distribuiti in ogni quartiere; immaginiamo la diffusione dell’esperienza dei gruppi di acquisto solidale e degli empori di comunità, e l’avvio di forme di collaborazione diffuse con i negozi di vicinato e le realtà della ristorazione; immaginiamo la nascita – in diverse forme – di comunità di supporto all’agricoltura capaci di rivitalizzare le aree agricole interstiziali del tessuto urbano; immaginiamo una rete di aziende agricole forte e diffusa, legata al territorio e alle città limitrofe, in grado di produrre occupazione e servizi alle comunità; immaginiamo la nascita di tanti laboratori artigianali di trasformazione dei prodotti agricoli; immaginiamo, infine, che molto altro potrà nascere nel prossimo futuro dalle iniziative delle realtà di base per rendere concreto il progetto della Sovranità Alimentare.
Nello spostamento dalla forma di produzione e distribuzione del cibo centrata sul modello della catena industriale a quello delle reti alimentari contadine le istituzioni locali, nazionali ed europee hanno un ruolo molto importante, perché possono sostenere – oppure frenare – le libere iniziative delle realtà di base dell’Economia Solidale e la revisione delle politiche e delle normative vigenti. Purtroppo costatiamo una “eccessiva esitazione”, da parte della classe politica attuale, a sviluppare gli interventi necessari per la transizione ecologica dell’agricoltura: interventi, ad esempio, volti a favorire l’accesso alla terra per le nuove generazioni – a promuovere la costruzione di circuiti commerciali per le produzioni agroecologiche equi, solidali, sostenibili e autogestiti – a orientare la ricerca pubblica verso l’agroecologia e la tutela della salute – a riformare la politica agricola comunitaria – a sostenere la produzione e l’utilizzo sementi contadine, e molto altro ancora…
Come rete per la Sovranità Alimentare dell’Emilia Romagna siamo in cerca di alleanze possibili con tutte e tutti coloro che ritengono necessario, urgente e improrogabile agire per una profonda transizione ecologica che parte dal basso e sia fondata sui principi dell’autogestione, intesa come auto organizzazione popolare democratica, della solidarietà e dell’uguaglianza di diritti tra gli esseri umani.
